venerdì 20 febbraio 2009

SAN VALENTINO, OH YES

Avete festeggiato San Valentino? Qualcuno sì, molti no. Io ho sempre evitato di festeggiare. Eppure non è facile. Nei giorni che lo precedono c'è un battage pubblicitario, sempre uguale ogni anno, su questa festa dell'amore, che ha pochi paragoni. A chi serve San Valentino? Non agli innamorati, naturalmente, ma ai commercianti, ai ristoratori, ai negozianti di fiori etc.
E' un'abitudine ormai consolidata, che si può evitare ma che non si può dimenticare.
Allora io ho un consiglio da dare: festeggiatelo. E' l'unico modo per non rendere del tutto inutile quello che dovete sorbirvi. E aiutate l'economia, chissà mai che possa servire a qualcosa.
Fatelo come abitudine, così non sarà troppo faticoso.
Del resto l'abitudine è uno dei componenti più importanti dell'amore, non sempre positiva ma sempre presente.
Insomma, come diceva il tale: se da un nemico non puoi difenderti allora alleati con lui.
Io questo invito a fare; con le abitudini e con San Valentino.

venerdì 13 febbraio 2009

LE BANCHE

Chi non è mai andato in banca? Chi non è mai stato innamorato?
Ci sono consonanze tra le banche e l'amore, anche se è difficile vederlo.
Chiarisco: una delle funzioni delle banche è di concedere credito in modo che anche chi non ha una disponibilità finanziaria può intraprendere delle attività. E' una funzione sociale che dovrebbe permettere di riavvicinare le classi sociali e dare a tutti delle opportunità.
Questo, si sa, non succede. Le banche concedono credito solo a fronte di garanzie e chi può garantire il finanziamento spesso non ne avrebbe neanche bisogno, di quel finanziamento.
Così succede per l'amore. Chi non ha necessità di amore è spesso chi attira di più l'amore altrui, chi invece sente il bisogno di amore lo allontana; l'amore, come le banche, premia chi non ne ha bisogno. Ecco la somiglianza!
Come fare? Intanto puntare di più su se stessi, non cercare la felicità negli altri, non cercare l'amore a tutti i costi. ESSERE, semplicemente. SENZA PAURA. E forse l'amore arriverà. Per i finanziamenti, invece, la vedo più dura....

mercoledì 28 gennaio 2009

SILENZIO

In un romanzo di Haruki Murakami, Norwegian Wood (Tokyo blues), il protagonista Toru s'innamora di Naoko passeggiando con lei per la città, in silenzio. Non sono le parole a permettergli di capire l'armonia tra loro ma la capacità di assaporare il silenzio e di ascoltare con maggior agio le sensazioni di loro due insieme. E' indubbiamente anche una questione di cultura e mi viene difficile immaginare la stessa scena tra due personaggi italiani, in giro per qualche cittadina nostrana. E' un peccato, perché il silenzio offre grandi possibilità, come dimostrano le pagine di quel romanzo, e spesso le parole rompono l'armona invece di aumentarla.
In Italia succede, direi, l'opposto. Soprattutto all'inizio delle relazioni c'è molta necessità di parlare, di spiegarsi, di mostrare all'altro e a se stessi che c'è quell'affinità particolare che lega.
Io penso che soprattutto fino al primo rapporto sessuale ci si parli fin troppo e che sarebbe facile capire chi non ha ancora avuto il primo approccio guardando le copie nei locali. Chi parla molto deve ancora dimostrare, chi parla poco è già in un secondo stadio comunicativo, che passa non più solo dalle parole ma anche dal corpo. E in cui non c'è più la necessità di far vedere che il rapporto sessuale ha un senso

venerdì 16 gennaio 2009

TROPPO LIBERA

Stavo prendendo un aperitivo, da solo. In uno di quei bar stretti e lunghi, praticamente tutto bancone, in cui si può ascoltare quello che dicono gli altri anche senza volerlo. Tra l'altro io lo volevo, essendo da solo.
Oltre a me c'era un unico altro avventore, un giovane uomo sulla trentina, capelli lunghi e mossi e fisico palestrato. La discussione tra lui e la barista, che evidentemente si conoscevano, verteva sull'amicizia tra di lui e una terza ragazza, non presente. La barista li trovava una coppia ben assortita, che avrebbe potuto funzionare. Ma il giovane uomo l'ha stoppata immediatamente. 'Troppo libera', le ha risposto. 'A me non piacciono le ragazze troppo libere'.
'Cioè?' ha insistito la barista, fingendo forse di non capire. 'Qualcosa è già successo' le ha replicato il giovane macho, accompagnando la frase con un gesto inequivocabile, 'ma è troppo libera'.
Non mi ricordo come ha reagito la barista, forse si è solo messa a ridere, e del resto lui era pur sempre un cliente.
Quello che gli avrei detto io e un po' mi sono dovuto trattenere dal farlo, ma per fortuna l'aperitivo era solo lievemente alcoolico, è che probabilmente questa ragazza era troppo libera con lui, non in assoluto. Forse non era lui che lei voleva, forse cercava qualcun altro, aveva altre aspettative. Forse lui era solo un passatempo in attesa di tempi migliori, forse lo aveva usato per vincere qualche momento di solitudine, forse lui, nonostante la palestra, i capelli curati e i vestiti impeccabili non era il suo tipo.
Posso sembrare cattivo ma mi piacerebbe che le persone pensassero di più in termini di scelte individuali e meno giudicando gli altri in modo tranciante.
L'amore non è nemico della libertà. Al contrario è nemico della costrizione, a cui molti lo obbligano. Si può costringere l'altro/a ad agire in un certo modo, non ad amarci. Forse è proprio questa la scelta che dobbiamo fare nei riguardi del nostro partner: dare la libertà di amare sperando che la scelta cada su di noi o costringere ad amarci sperando che la sua etica sia più forte delle sue emozioni.

martedì 13 gennaio 2009

LE PAROLE SIGNIFICANO QUELLO CHE SIGNIFICANO?

Le feste sono finite e non ci pensiamo più. E' ciò che succede ai più, ingolfati come siamo da sempre nuovi impegni.
Invece vorrei fare una riflessione partendo proprio da un aspetto tipico delle festività appena terminate: gli auguri.
Quanti auguri abbiamo fatto? A quante persone? Con quanta attenzione? Il 'Buon natale e felice anno nuovo' è una formula di rito, che va bene in tutte le occasione. Quello che distingue un augurio dall'altro quindi non sono le parole ma il significato che gli diamo. C'è qualcuno a cui quest'augurio l'abbiamo fatto con più coinvolgimento, a cui veramente vorremmo augurare un happy new year? Perché è a questa o a queste persone che noi diamo il nostro amore, che per noi significano qualcosa in più.
Ma si può anche giungere al paradosso: si augura a tutti il meglio per il futuro tranne a chi è molto vicino a noi perché augurarlo con una formula così trita sarebbe soltanto fastidioso e banale e rischierebbe di risultare falso.
Arrivo così a quello che voglio cercare di far capire in queste righe, cioè che le parole sfuggono ai loro significati e ne assumono altri che dipendono da noi, dal momento, dalle persone a cui sono rivolte. E che con le persone con cui abbiamo più sintonia a volte sono superflue. Perché quando si dà significati simili ai termini che si usano allora è inutile dirli e spiegarli. E quando si dà alla parola AMORE lo stesso indirizzo è inutile chiedere informazioni per arrivare.

giovedì 25 dicembre 2008

ARE YOU EXPERIENCED?

Fa questa domanda J. Hendrix in una canzone e trovo che sia una domanda di una certa pertinenza, anche in amore.
Non è così immediato capire quali sono le caratteristiche che ci possono rendere felici, che si armonizzano alle nostre. E' banale dire che l'aspetto fisico ha un'importanza spesso troppo elevata, ma è vero, secondo me, che spesso ci si innamora o si crede d'innamorarsi di una visione a cui non corrisponde una persona.
L'esperienza in questo aiuta e credo sia necessaria ma purtroppo nella nostra cultura l'esperienza in amore è vista negativamente, soprattutto se femminile. Quando incontro persone che hanno avuto un'unica relazione nella loro vita penso che siano state molto fortunate o che non abbiano troppo chiaro in mente quello che vogliono.
Tanto per rimanere in tema musicale faccio un esempio con un personaggio di quell'ambiente: Bruce Springsteen sposò, all'apice della sua fama, una modella, bellissima. E si separò pochi anni dopo. Dedicò una canzone a questo rapporto che s'intitola 'A brilliant disguise', una brillante apparenza. Perché evidentemente la moglie per lui era proprio quello. Si è risposato, Springsteen, qualche anno fa, con una corista del suo gruppo, certo meno bella ma a quanto pare più affine. Tanto che hanno più di un figlio.
Insomma, per finire sempre in musica, forse è vero, come scrisse J.Lennon che 'L'AMORE E' LA RISPOSTA'. Ma state attenti ALLE DOMANDE CHE VI FATE!

lunedì 15 dicembre 2008

MI AMI?

Cos'è l'amore? Non è così semplice capirlo e a volte domande del genere provocano imbarazzo e soprattutto hanno risposte non veritiere.
Forse è facile capire l'innamoramento, ma molto meno l'amore. Cioè è facile capire l'emozione, che porta con sè pulsione erotica, grande autostima, entusiasmo, complicità affettiva e di tutto di più. Più difficile capire il sentimento, quel lieve collante di rapporti più consolidati. Verrebbe da dire che l'amore è quello che rimane dell'innamoramento ma in fondo non penso sia proprio così.
Per capire cos'è l'amore si potrebbe fare un esercizio: immaginarsi l'amore come un oggetto assemblato da tanti pezzi. Da questo 'totem' togliere la nostra paura della solitudine, l'abitudine che ci permea e ogni aspetto psicologico che fa parte dei nostri rapporti e non riguarda l'altro o l'altra ma noi stessi. Fare poi lo stesso con la nostra visione culturale e con tutti gli aspetti sociologici inerenti.
Quando si è arrivati a denudare completamente il totem vedere quello che è rimasto, perché quello forse è proprio l'amore, sperando che qualcosa ci sia ancora!
Si può anche, seguendo questo esercizio, dare una definizione sottrattiva di amore e cioè: L'AMORE NON HA SINONIMI!