mercoledì 28 gennaio 2009

SILENZIO

In un romanzo di Haruki Murakami, Norwegian Wood (Tokyo blues), il protagonista Toru s'innamora di Naoko passeggiando con lei per la città, in silenzio. Non sono le parole a permettergli di capire l'armonia tra loro ma la capacità di assaporare il silenzio e di ascoltare con maggior agio le sensazioni di loro due insieme. E' indubbiamente anche una questione di cultura e mi viene difficile immaginare la stessa scena tra due personaggi italiani, in giro per qualche cittadina nostrana. E' un peccato, perché il silenzio offre grandi possibilità, come dimostrano le pagine di quel romanzo, e spesso le parole rompono l'armona invece di aumentarla.
In Italia succede, direi, l'opposto. Soprattutto all'inizio delle relazioni c'è molta necessità di parlare, di spiegarsi, di mostrare all'altro e a se stessi che c'è quell'affinità particolare che lega.
Io penso che soprattutto fino al primo rapporto sessuale ci si parli fin troppo e che sarebbe facile capire chi non ha ancora avuto il primo approccio guardando le copie nei locali. Chi parla molto deve ancora dimostrare, chi parla poco è già in un secondo stadio comunicativo, che passa non più solo dalle parole ma anche dal corpo. E in cui non c'è più la necessità di far vedere che il rapporto sessuale ha un senso

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