Le feste sono finite e non ci pensiamo più. E' ciò che succede ai più, ingolfati come siamo da sempre nuovi impegni.
Invece vorrei fare una riflessione partendo proprio da un aspetto tipico delle festività appena terminate: gli auguri.
Quanti auguri abbiamo fatto? A quante persone? Con quanta attenzione? Il 'Buon natale e felice anno nuovo' è una formula di rito, che va bene in tutte le occasione. Quello che distingue un augurio dall'altro quindi non sono le parole ma il significato che gli diamo. C'è qualcuno a cui quest'augurio l'abbiamo fatto con più coinvolgimento, a cui veramente vorremmo augurare un happy new year? Perché è a questa o a queste persone che noi diamo il nostro amore, che per noi significano qualcosa in più.
Ma si può anche giungere al paradosso: si augura a tutti il meglio per il futuro tranne a chi è molto vicino a noi perché augurarlo con una formula così trita sarebbe soltanto fastidioso e banale e rischierebbe di risultare falso.
Arrivo così a quello che voglio cercare di far capire in queste righe, cioè che le parole sfuggono ai loro significati e ne assumono altri che dipendono da noi, dal momento, dalle persone a cui sono rivolte. E che con le persone con cui abbiamo più sintonia a volte sono superflue. Perché quando si dà significati simili ai termini che si usano allora è inutile dirli e spiegarli. E quando si dà alla parola AMORE lo stesso indirizzo è inutile chiedere informazioni per arrivare.
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